venerdì 23 luglio 2010

Come organizzare un pranzo in famiglia e sopravvivere: la via gianoziana alla stesura del menù - prima parte

Capita spesso nei pranzi familiari. C'è qualcuno in cucina che spignatta come un forsennato e tutti gli altri in sala da pranzo che chiaccherano, mangiucchiano robe a caso o piombano in cucina e si portano via la prima cosa che capita («Dov'è finita la crostata di more che siamo solo al primo?»). Col risultato che chi cucina fa chilometri, è sempre in piedi e mangia quando può e i commensali riescono pure a lamentarsi («Ma cara, non ti abbiamo mai visto...»). Come riuscire a superare quest'impasse?
Nelle tradizioni culinarie più rinomate, le portate devono susseguirsi in un certo ordine, con i commensali che vengono serviti a tavola (v. service à la russe). Questo è quello che succede normalmente nei ristoranti. Ma nella cucina familiare questo significa appunto che chi cucina e/o serve a tavola, è costretto ad allontanarsi più volte e spesso finisce col mangiare di corsa o lontano dagli altri. Ma dev'essere per forza così? Non si potrebbero, per esempio, mettere tutte le portate in tavola e lasciare che ognuno si arrangi? Il problema è che, quando cuciniamo, il menù nella nostra testa si struttura in un certo modo e serve un certo ordine, quindi se la zia si mangiasse la crostata di more coi tortellini ci prenderebbe l'ansia.
Ma come è fatto un menù? Quello che segue è un menù che in Gianozia si definisce all'italiana, perché mette insieme le portate in questo modo:
  1. antipasto;
  2. primo piatto;
  3. secondo piatto con contorno;
  4. dolce, frutta o gelato;
  5. caffè.
A volte, viene servito il formaggio prima o al posto del dolce.

Esistono anche altri modi, che seguono le tradizioni di altre parti del mondo, dove invece la sequenza è a grandi linee:
  1. antipasto (entrée);
  2. piatto principale (plat);
  3. formaggio, frutta o dolce;
  4. caffè.
Questa sequenza in Gianozia è nota come alla tedesca (il nome è uno degli incubi della filologia gianoziania) e va bene per alcuni menù centrati attorno a un piatto particolare, come per esempio il cous-cous.
E questi sono menù semplici. Le cose si fanno molto più complicate se invece si cerca di creare un menù  con molte più portate, con più primi o più secondi.
Non se ne esce?

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